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Ghini, il politicamente corretto è una dittatura – Cinema – Ansa.it


“Ho un odio feroce, per la formula del politicamente corretto, una stronzata arrivata dagli americani, che andrebbe semplicemente tradotta nella differenza tra educazione e maleducazione, cultura e non cultura. Il politicamente corretto è una dittatura, scrivo politicamente corretto, perché sono d' accordo con chi comanda. Durante il fascismo erano tutti politicamente corretti”. Lo dice Massimo Chini durante la conferenza stampa di 30 anni( di meno) la commedia opera prima di Mauro Graiani (regista con una grande esperienza in TV e nella pubblicità), in sala dal 21 agosto con Plaion Pictures.


Al centro della storia (variazione sul filone degli age swap movie, con personaggi che si ritrovano all'improvviso ringiovaniti o invecchiati, ndr) ci sono tre 60 enni, Diego, Marco e Maurizio (coprotagonisti con Ghini sono Antonio Catania e Claudio 'Greg' Gregori) tutti alle presenze in una clinica privata con ostacoli fisici ed emotivi. La svolta arriva quando grazie a delle misteriose pillole cinesi acquistate online, pensando fosse Viagra, i protagonisti, si ritrovano ringiovaniti di 30 anni. Nel cast anche Claudio Casisa, Claudio Colica, Nino Frassica, Giulia Elettra Gorietti, Milena Miconi, Federica Cifola, Leonardo Ghini, Nadia Rinaldi. Massimo Ghini, che sul tema del politicamente corretto ironizza poi su come siano cambiati, solo su un livello superficiale, i termini per riferirsi ad esempio agli afroamericani, commenta anche le difficoltà che stanno incontrando in sala le commedie italiane (con eccezioni importanti come Un mondo a parte, ndr). “Forse a volte non era fatta bene – osserva – bisogna anche saperla fare, comunque mi pare che le difficoltà ci siano per il cinema italiano in generale”. Un errore “che si è fatto per anni in questo Paese è dividere tra buoni e cattivi quelli che facevano il cinema impegnato e chi la commedia, mescolandoci però anche la farsa, che comunque è un genere nobilissimo. La nostra commedia, che poi è stata chiamata all'italiana, è quella capace di unire anche la risata alla tragedia finale, che può trattare ogni tema, capace di comprendere tutto”.

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