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Quattro domande alla von der Leyen sull’auto in Europa: stop benzina e oltre


Incassata la conferma a presidente della Commissione, ora è tempo di scelte: possiamo ritardare lo stop alle vetture tradizionali ? Quanto peseranno sui consumatori le nuove normative ambientali?

Gianluigi Giannetti

18 luglio – 15:13 – MILANO

“L'obiettivo è la riduzione delle emissioni del 90% per il 2040, che proponiamomo di inserire nella nostra legge europea sul clima”. Formalmente non arriva nessuna retromarcia sul Green Deal europeo da parte di Ursula von der Leyen. Già prima del voto finale in Aula al Parlamento europeo, che le ha consegnato un secondo mandato da presidente della Commissionela von der Leyen ha disegnato le linee guida dei prossimi 5 anni in un documento di indirizzo che, inevitabilmente, piomba nell'attualità del mondo dell'auto, condizionandone il futuro. Sulla carta, il nuovo governo dell'Unione dovrebbe muoversi in piena continuità rispetto alle scelte fatte nella legislatura precedente, ma la sostanza è quella di uno scenario che apre discussioni profonde su tutti i punti più determinanti. Quindi, ecco le quattro domande fondamentali ad Ursula von der Leyen, nell'interesse degli automobilisti.

INFOGRAFICA Ue, i principali passaggi del discorso di von der Leyen in Parlamento 

<p>Milano, 18 lug (GEA) – "Abbiamo bisogno di un approccio comune ai rimpatri, per renderli più efficaci e dignitosi.  Dobbiamo sviluppare i nostri partenariati globali, in particolare nel nostro vicinato meridionale.  La regione del Mediterraneo deve ricevere un'attenzione totale.  Per questo motivo sarà nominato Commissario per la regione e proporrà una nuova Agenda per il Mediterraneo insieme a Kaja Kallas.  Perché il futuro delle due sponde del Mediterraneo è un tutt'uno".  Lo ha dichiarato la candidata presidente alla Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso in aula plenaria a Strasburgo.  Nell'infografica GEA i principali passaggi del suo discorso.</p>
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Compreremo solo l'auto elettrica dal 2035?

Primo appuntamento in agenda per la nuova presidente è il programma “Fit for 55”che segna il blocco alla vendita di vetture con motore a combustione nei 27 Paesi della UE a partire dal 1° gennaio 2035. Dalla proposta iniziale del 14 luglio 2021 si è arrivato all'approvazione da parte del Consiglio europeo il 28 marzo 2023. Non senza una modifica giudicata determinanteovvero la previsione di una “fase di revisione”, uno clausola di rallentamento che obbliga entro dicembre 2026 la Commissione “a monitorare il diverso tra i valori limite di emissione ei dati reali sul consumo di carburante e di energia”. Con una formula fumosa troviamo il vincolo per Bruxelles di valutazione dei progressi compiuti verso il raggiungimento della riduzione delle emissioni del 100%, ma soprattutto la necessità di riesaminare tali obiettivi tenendo conto dei ritardi nella realizzazione di una rete di ricarica elettricaoltre che dell'impatto sociale della transizione energetica sull'industria automobilistica e su quella della componentistica. Ursula von der Leyen valuterà le modifiche?

Utilizzeremo motori tradizionali con e-fuel?

L'approvazione del piano “Fit for 55”, e dunque il blocco alla commercializzazione di nuove auto non elettriche sul territorio dell'Unione dal 2035, ha però portato con sé una importante. Su pressione della Germania è arrivata infatti la generica apertura all'utilizzo di motori a combustione alimentati da Carburanti sinteticiovvero ricavati da anidride carbonica prelevata dall'atmosfera e da idrogeno estratto dall'acqua. Con il suo secondo mandato, Ursula von der Leyen è chiamata a prendere una posizione sulla possibilità di vendere auto nuove alimentate ad e-fuel dopo il 2035eventualità alla quale starebbe già lavorando in vista della “review stage” del 2026 , a quanto si riferisce alla testata Notizie automobilistiche. In mancanza di conferme ufficiali, resta la considerazione sull'attuale prezzo altissimo dei carburanti sintetici, e l'inclusione nei progetti anche dei biocombustibile derivanti dall'agricoltura, come richiesto ad esempio dall'Italia.

Nel frattempo l'Euro 7 porterà più costi?

Il 12 aprile scorso il Consiglio ha adottato oggi il regolamento Euro 7, che norme pubblicazione per le emissioni dallo scarico dei veicoli stradali, ma anche per altri tipi di emissioni, come l'abrasione degli pneumatici e le emissioni di particelle dai freni. Introdurre ulteriori prescrizioni per la durata della batteria. Per le autovetture ei furgoni, il regolamento mantiene gli attuali limiti di emissione dallo scarico Euro 6, ma introdurre prescrizioni più rigorose per le particelle solide. Dopo la firma da parte della presidente del Parlamento europeo e del presidente del Consiglio, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione. L'accordo prevede diverse date di applicazione, ovvero entro 30 mesi per i veicoli di nuova omologazione, 42 mesi per tutti i nuovi veicoli immatricolati. UN diventare più rigorosi sono i test, che coprono ora un numero ben maggiore di condizioni di guida, a partire da quelle in altitudine fino a 1.800 metri, a temperatura fino a 45 gradi centigradi e soprattutto le accelerazioni a motore freddo. L'effetto dell'entrata in vigore della nuova normativa sulle emissioni Euro 7, sarebbe così un aumento dei costi industriali di adeguamento, per 1.900 euro per le vetture a benzina e di 2.600 euro per quelle diesel, in entrambi i casi superiori alle previsioni della Commissione europea, che stimava l'incremento in massimo 450 euro.

Dovremmo abituarci ai dazi alle auto cinesi?

Il 12 giugno scorso la Commissione ha voluto chiudere il primo set di una partita iniziata il 13 settembre 2023, con l'avvio di indagini sulle sovvenzioni pubbliche ricevute da costruttori automobilistici cinesi di auto elettriche, destinate secondo Bruxelles a falsare la concorrenza nell'Unione. L'effetto è stato l'innalzamento dei dazi doganali dal 10% fino ad un massimo di 38,1%. Una scelta però che non è stata affatto unanime. Una dozzina di Paesi membri dell'Ue hanno votato a sostegno delle tariffe, tra cui l'Italia, quattro hanno votato contro e 11 si sono astenuti. La nuova e seconda Commissione von der Leyen non può non tenerne conto, considerato l'appuntamento previsto tra tre mesi, ovvero il voto che trasforma la misura di dazi temporanei in permanenti. È richiesta una maggioranza qualificata di 15 paesi membri che rappresentano il 65% della popolazione dell'Unione. Numeri che attualmente non esistono e che rischiano di esporre Bruxelles ad una trattativa inevitabile. La posizione dei costruttori tedeschi che realizzano vetture in Cina è quella di escludere queste ultime dazi all'importazione nell'Unione, una scelta che non avrebbe precedenti sul piano del diritto internazionale. In un segno di compromesso, la Commissione europea ha segnalato che potrebbe prendere in considerazione in questo caso una tariffa più bassa.





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